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Responsabilità solidale tributaria e composizione negoziata della crisi

L’art. 10, co. 1, lett. d), del D.L. 118/2021 riconosce all’imprenditore la possibilità di richiedere al Tribunale di essere autorizzato – previa verifica della funzionalità dell’atto alla continuità aziendale e alla migliore soddisfazione dei creditori – a trasferire, in qualunque forma, l’azienda o uno o più rami della stessa senza gli effetti di responsabilità solidale civilistica (art. 2560, co. 2, c.c.). Rimane, in ogni caso, ferma l’applicazione dell’art. 2112 c.c. riguardante la responsabilità nei confronti dei lavoratori dipendenti.

La formulazione letterale dell’art. 10, co. 1, lett. d), del D.L. 118/2021 pone, tuttavia, un dubbio in ordine all’operatività o meno della responsabilità solidale tributaria disciplinata dall’art. 14 del D.Lgs. 472/1997.

L’art. 10, co. 1, lett. d), del D.L. 118/2021 non richiama, infatti, in alcun modo – a differenza della generale responsabilità solidale civilistica, nel senso di escluderla, e di quella nei confronti dei lavoratori dipendenti, precisandone la perdurante applicabilità – la disciplina della responsabilità solidale tributaria con riferimento alla composizione negoziata della crisi, ponendo un evidente dubbio interpretativo.

A mio sommesso avviso, dovrebbe ritenersi applicabile all’accordo stragiudiziale di cui agli artt. 11, co. 1, lett. c), e 17, co. 4, lett. b), del D.L. n. 118/2021, in caso di pubblicazione presso il Registro delle imprese, la normativa fiscale prescritta per il piano attestato di risanamento, rispetto al quale l’intesa in commento risulta essere uno strumento maggiormente rafforzato, per la presenza di una serie di caratteristiche in comune con gli accordi di ristrutturazione dei debiti e il concordato preventivo: ad esempio, la possibilità di beneficiare della sospensione degli obblighi civilistici di ricapitalizzazione, richiedere le misure protettive e cautelari, nonché l’autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili. A tale conclusione è possibile pervenire valorizzando, oltre il mero dato letterale, la ratio della norma in commento, che impropriamente si riferisce, anche per le imprese “sotto soglia”, all’accordo che produce gli effetti dell’art. 67, co. 3, lett. d), del R.D. 267/1942, disposizione che si limita a stabilire l’esenzione da revocatoria fallimentare per i soli soggetti “sopra soglia”. In altri termini, si dovrebbe ritenere che l’accordo stragiudiziale di cui agli artt. 11, co. 1, lett. c), e 17, co. 4, lett. b), del D.L. 118/2021 sia soggetto a tutte le norme fiscali che disciplinano il piano attestato di risanamento pubblicato, facoltativamente, nel Registro delle imprese – rendendo di fatto superfluo il contenuto dell’art. 14, co. 5, del D.L. 118/2021 – con particolare riferimento ai seguenti aspetti:

  • l’esclusione dalla responsabilità tributaria (art. 14, co. 5-bis, del D.Lgs. 472/1997);
  • la detassazione delle sopravvenienze attive da riduzione dei debiti (art. 88, co. 4-ter, del D.P.R. 917/1986);
  • la deducibilità “semplificata” delle perdite su crediti (art. 101, co. 5 e 5-bis, del D.P.R. 917/1986);
  • l’emissione “agevolata” delle note di variazione IVA (art. 26, co. 3-bis, lett. a), del D.P.R. 633/1972).